OtaOta reads – L’amica geniale, E. Ferrante

Uno dei nostri propositi per questo nuovo anno era leggere di più, e partire siam partite bene.

Il libro che ho scelto per gennaio è stato uno della trilogia di Elena Ferrante: Storia del nuovo cognome. Quando lessi il primo, ad agosto,  era stata una conquista: avevo sopportato mesi di attesa, e guardavo con ghigno malefico e senso di trionfo tutte le povere persone che l’avevano prenotato dopo di me.
Ho aspettato e aspettato, fino a che il mio momento è finalmente arrivato, e non c’è davvero esempio migliore che renda l’idea di “breve ma intenso”: nonostante le giornate fossero cariche di eventi, con una lista di cose da fare che non finiva mai, ci sono state tre languide serate in cui, brezza sul balcone e calice di vino bianco alla mano, sono scivolata lieve sulle parole di questo libro, dall’inizio alla fine.

E comunque volevo parlare del secondo.
Ma era tutto importante perchè, mentre per il primo ho dovuto aspettare, e sperare, e correre prima che qualcun altro staccasse il cartellino che diceva “prenotato”, il secondo me lo sono ritrovata davanti per caso, appoggiato pigro su di uno scaffale. Ed è stato subito luccichìo neglio occhi.16735570_10154897292208592_1968243712_o
L’ho portato a casa e ci siamo amati, proprio come ci eravamo amati con il primo: intensamente e rapidamente.

La sua scrittura ha questo effetto su di me: c’è il personaggio con cui non puoi f
are a meno di identificarti, ci sono le situazioni che sembra proprio la tua adolescenza, perchè certe cose sono state le stesse per tutti, e ci sono quei momenti che ti viene la pelle d’oca, e quella sensazione nella pancia come quando vai in altalena e ti giri a guardare indietro.

Adesso aspetto il terzo.

 

 

 

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10×10 winter challange – Conclusioni

Sfida finita!
Ce l’abbiamo fatta: abbiamo affrontato 10 giorni con soli 10 capi d’abbigliamento. Non abbiamo documentato ogni giornata, ma nell’ombra abbiamo continuato a mescolare capi improbabili (e a ringraziare perchè d’inverno non si suda.)

E quindi questo è il momento delle conclusioni: questa sfida ci ha insegnato qualcosa?

Silvia ha imparato che:
1- “Che il mio maglione bianco, che non avevo mai abbinato ai pantaloni blu, ci stava bene. E che il mio abito nero, che non avevo mai portato  sopra i jeans, non ci stava bene. (E che era meglio continuare a non farlo).” 16443074_10154857979673592_1135354691_o
(Obiettivo creatività)
2- “Che il nero non sta bene su tutto. Meglio il grigio.”
(Obiettivo scoperta del tuo vero io)
3- “Che la prossima vacanza senza valigia ci saranno zero momenti di panico: less is davvero more.”
(Obettivo sopravvivenza con un bagaglio a mano)

Naomi ha imparato che:
1- “Che il mio guardaroba invernale è composto solo da camicie e pullover”
(Obiettivo consapevolezza)
2- “Non c’è niente che non stia bene con un paio di jeans”
(Obiettivo scoprire i pezzi essenziali)
3- “Le scarpe possono fare tutta la differenza”
(Obiettivo scoprire i pezzi essenziali)

Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo fissate: abbiamo confermato che bastano pochissimi capi, se li si sa reinventare ogni giorno. (E che al mattino ci si mette anche molto meno tempo a scegliere come vestirsi, guadagnando dai 10 ai 14 fondamentali minuti di sonno). Less is really more.

E voi? Avete provato?